19/12/10

Wanna know what happens to Barbies at the Monsterball Tour? Ask GaGa.

Gaga1






















Mediolanum Fo
rum, Milano, 04.12.10

In una tiepida notte d’aprile mi trovai a fare una mezza follia grazie alla mia folle amica Eugi: la transazione per acquistare il biglietto per il concerto di Lady Gaga. In verità era addirittura una pre-prevendita. Sono passati nove lunghi mesi da quel giorno e finalmente è il momento di salire in macchina e guidare fino ad Assago per la seconda data italiana del Monsterball Tour, la prima dopo la serata di Torino di novembre.

Dopo una fila chilometrica in tangenziale, una fila per il parcheggio, una fila per ritirare i biglietti ed una fila per entrare ci aspettava solamente un’ultima fila: quella per il bagno. Dice il saggio: per il tragitto tra il casello autostradale e il Fu Filaforum, tu plebeo impiegherai almeno un’ora abbondante per raggiungere il tuo posto sugli spalti. Ma vabbè. Durante la trafila di file ho potuto osservare -stile safari- la curiosa fauna che popolava il palazzetto: dall’adolescente accompagnata dai genitori ad una folta rappresentanza della comunità gay italiana, passando per ragazze sui 25-30 anni -tra cui la sottoscritta- vestite di pailettes e truccate di fulmini, che hanno preso l’avvenimento come un mezzo carnevale o, semplicemente, come un modo di passare una serata in allegria.

Succede che mi appollaio nel mio posto proprio mentre il gruppo spalla sta iniziando a suonare: Semi Precious Weapons. Verosimilmente è possibile incastrarli a cavallo tra glam-rock e garage, anche se così facendo mi sembra di insultare entrambi i generi. “I can’t pay my rent but I’m fucking gorgeous” sintetizza bene il concetto che sta alla base di questo gruppo: forse è il caso di cambiare lavoro. Sarebbe un giovamento per tutti. Comunque sono riusciti a caricare la folla, ma forse perché hanno passato circa metà set a urlare “Lady Gaga”, cosa che i little monsters hanno gradito non poco. Dopo una mezz’oretta scarsa il gruppo scompare dietro al backstage.

Sono solo le 20.45 quando i maxischermi, che avvolgono per intero il palco in stile sipario di teatro, si accendono per il coundownn. E ad un certo punto, finalmente, possiamo vederlo quel palco. Inizia la musica. Arriva Gaga. La sua voce è potente e prorompente, ma viene comunque istantaneamente coperta dalle grida e dalle urla del pubblico, che finalmente vede la sua beniamina sul palco. Ora, potrei stare ore ed ore a descrivere minuziosamente le scenografie, le coreografie, i vestiti che Stefani Germanotta ha indossato durante le due orette scarse di show, ma per quello basta guardare qualcuno delle migliaia di video su youtube. Io stessa li ho riguardati a posteriori. Ma la realtà dei fatti è che guardare una performance live su di un monitor è sempre estremamente riduttivo. Non se ne può apprezzare l’atmosfera: qui l’eccitazione è palpabile.
 
L’energia sprigionata durante il live va oltre la mia più rosea aspettativa. La signorina Germanotta canta e canta pure in modo eccellente: non un errore, non una stecca, non una sbavatura. Impeccabile. E ci tiene più volte a precisare che i suoi show sono tutti cantati live: il lip-sync è vietato. Sarà una frecciatina non troppo velata a Madonna e Britney di sorta? Mi sa proprio di si. Comunque che lo show non sia in playback risulta anche troppo chiaro quando entra in scena lo scheletro di un pianoforte che va a fuoco: una commovente esecuzione di Speechless, che viene interrotta una tantum per raccontare aneddoti sul senso della moda, sul suo amico Armani, e sul suo caro nonno Giuseppe, che pare le abbia insegnato molto nella vita.

Musica e parole senza soluzione di continuità. A volte però le parole prendono il sopravvento sulla musica. Come quando GaGa ha imbastito un discorso accoratissimo sul fatto che tutti siamo delle rockstar e, anzi, dobbiamo esserlo ed esprimerci secondo la nostra più intima natura, non importa quale essa sia. Per rimarcare meglio il concetto ha preso anche spunto dal celeberrimo episodio in cui Ozzy Osbourne decapitò un pipistrello a morsi: la variante in questo caso è che la povera vittima della decapitazione è stata una Barbie, precedentemente lanciata sul palco. Momento che non stenterei a definire epico.
 
Ogni cambio d’abito corrisponde ad un cambio di palco, nel senso letterale del termine. Il cabaret musicale continua, tra pezzi vecchi e nuovi (sono stati presentati una manciata di pezzi del nuovo album), di fronte ad una folla adorante. E in quanto tale non può mancare la teen ager in prima fila, in crisi esistenziale, che non riesce a trattenere le lacrime. Credo che se le fossi stata di fianco, i suoi singhiozzi avrebbero coperto la musica nel preciso istante in cui GaGa si è rivolta direttamente a lei: “Don’t cry baby, I love you!”.

Capisco che si sta per raggiungere il gran finale quando partono le note del primo vero tormentone che l’ha lanciata. Il trittico Poker Face – Paparazzi - Bad Romance ha il compito di chiudere lo spettacolo, in compagnia del Little Monster (little mica tanto, dato che occupava quasi metà palco!). Noi altri piccoli mostriciattoli siamo tutti in piedi a ballare e scatenarci, cantando a squarciagola. Ma l’ultimo rah rah rah decreta la fine dello show: le luci si accendono, Lady GaGa se ne va e la sicurezza inizia a far sfollare il pubblico.

Potete pensare che sia trash, ridicola ed esagerata, ma la realtà dei fatti è che lo show che porta in giro per il mondo è uno Spettacolo con la S maiuscola, di cui non si può che godere a pieno. Avrò fatto parte di un circo mediatico? Probabilmente si, ma non me ne pento nemmeno per un attimo. Ce ne fossero di circhi mediatici del genere.



Gaga5
Setlist
Dance In The Dark
Glitter and Grease
Just Dance
Beautiful, Dirty Rich
The Fame
Lovegame
Boys Boys Boys
Money Honey
Telephone
Speechless
You and I
So Happy I Could Die
Monster
Teeth
Alejandro
Little Monste
Poker Face
Paparazzi
Bad Romance

per

1 commento:

  1. Sarei stato curioso di venire solo per vedere come era conciata la gente presente la concerto :P

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